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    La prima vittoria Aprilia e l’inizio di una nuova epoca

    Di Nico Cereghini | 09 febbraio 2021 | 1 min

    A Misano ne sono successe tante, la pista ormai è parte della storia del mondiale: ne sono capitate di belle, di brutte e di molto brutte come in tutti i circuiti. Ma nei giorni che precedono il GP si pensa al meglio, e Misano evoca per me soprattutto le grandi battaglie alla Brutapela, l’ultima curva del tracciato originale nato nel ’72. Bruta Pela, una curiosità, era il soprannome del contadino che aveva ceduto il terreno: si trattava di una curva a sinistra che andava a stringere - si scalava a moto inclinata impostando l’uscita - e che culminava in una esse appena accennata, sinistra/destra. La curva si prestava agli ultimi attacchi disperati, quelli da cuore oltre l’ostacolo, ma la traiettoria d’uscita sul rettilineo era una sola, e i contatti erano duri...  

    Ricordo i calci alla carenatura rifilati da Walter Villa a Johnny Cecotto in una 250 di finanni Settanta, e l’arrivo spalla a spalla di Luca Cadalora ed Helmuth Bradl nella 250 del ’91, una incredibile volata carena contro carena. Chiesi a Luca, vincitore per nove millesimi: chi ha cominciato? Non so bene, mi rispose, però io avevo il gomito davanti al suo e non ho mollato”. A quei tempi non c’erano sanzioni, la FIM lasciava fare, i piloti magari si azzuffavano e poi si mettevano d’accordo. Ma la pagina più intensa e memorabile resta per me quella del lontano 1987, con la prima storica vittoria dell’Aprilia nella velocità.  

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    Aprilia si affaccia sul motomondiale 

    Era la fine di agosto, faceva un gran caldo e intorno a Loris Reggiani c’era un’aria strana: tanta passione, fiducia e affetto per il pilota, ma anche paura. In quella piccola squadra che da un paio d’anni portava in pista la AF1 250 si sognava e si toccava ferro allo stesso tempo. Perché la moto c’era ma si rompeva volentieri, e il pilota un po’ per imprudenza e un po’ per il caso avverso era spesso nei guai. 

    L’Aprilia era già una realtà produttiva importante, produceva moto innovative e colorate, vinceva le gare nel trial e nel cross; si era affacciata al mondiale velocità proprio con quella squadra esterna, proposta a Ivano Beggio dal fiorentino Michele Verrini: la CR1 Racing, con sede a Forlì, era costruita intorno al pilota Reggiani e alla moto, la AF1 250 con il motore Rotax. Quello era un bicilindrico in tandem a disco rotante, non troppo recente, appuntito nell’erogazione, più difficile da usare rispetto alla concorrenza lamellare. Nell’85 l’esordio e già due podi, l’86 un disastro per via di un incidente stradale che aveva penalizzato il pilota con fratture multiple al bacino e una caviglia compromessa per sempre. 

    Quella stagione 1987 era partita male come tradizione, tre ritiri nei primi tre GP, ma la pole del Nazioni a Monza diceva che la potenza e la velocità c’erano, e subito dopo erano arrivati due secondi posti a Salisburgo e Rijeka nel mese di giugno. Poi qualche errore, ma Loris era ancora secondo a Donington pur strizzato in una tuta troppo stretta, poi terzo ad Anderstorp nonostante un leggero grippaggio, fuori a Brno. Ed era il turno del San Marino a Misano, la pista oggi intitolata a Marco Simoncelli. 

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    Reggiani c’è 

    Ricordo una bella partenza di Reggiani dalla prima fila, in pole c’era Cadalora con la Yamaha di Ago, e poi la fuga prima accennata e poi sempre più concreta. Il margine sugli inseguitori cresceva e cresceva proporzionalmente l’ansia al muretto, dove Verrini, Benito Savoia (!), Leandro Rambelli, Dolph Van der Woude e il fido Ciutur (al secolo Loris Montanari) non sapevano se ridere o piangere. “La fortuna è cieca ma la sfiga mi vede benissimo” ripete spesso Loris, ma quel giorno evidentemente la “dea sbendata” era distratta o guardava da un’altra parte… 

    Sette secondi e nove decimi al traguardo su Luca Cadalora, autore del giro più veloce, undici secondi su Sito Pons. E poi, dietro, tutti i nomi che contavano da Sarron Wimmer, da Mang, che sarebbe diventato il campione del mondo, a Garriga. Un entusiasta Ivano Beggio, che con la moglie Tina era a Misanolì si convinse che il mondiale era alla portata dell’Apriliadecise di investire su un vero reparto corse, una strutturinterna, a Noale. Magnifica intuizione: cinque anni dopo sarebbe arrivato il primo titolo della velocità con Gramigni e la 125, poi Max Biaggi avrebbe dominato la 250 dal ’94. E ancora oggi quel reparto corse è tra i migliori al mondo. 

    Può una sola vittoria creare un fenomeno? Quella volta, 30 agosto 1987, è successo: la passione e l’impegno di un gruppo di amici hanno fatto il miracolo. Teatro, Misano e la sua pista. 

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