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    La nascita delle protezioni nel mondo bici

    di DemoneRosso | 07 maggio 2020
    #Innovation #Protection

    La storia di Dainese nella mountain bike inizia all’alba degli anni ‘90. Un giovane Philippe Perakis, atleta della nascente disciplina, si presenta allo stand Dainese al salone motociclistico di Colonia, chiedendo di poter parlare con il signor Lino. 

    Porta con sé una protezione da moto modificata artigianalmente. Si tratta di una safety jacket Dainese, cui Philippe, con l’aiuto della madre, ha applicato placche aggiuntive in fibra di carbonio. È un esperimento realizzato in casa, ma è espressione della necessità di proteggersi in uno sport appena nato. I mezzi a disposizione dei rider sono poco più che bici da cross country. L’escursione delle sospensioni è limitata se non assente, ma le velocità raggiunte sono già elevate: l’abbigliamento deve adeguarsi di conseguenza.   

    Perakis trova in Dainese terreno fertile e da questo incontro nasce una lunga e fruttuosa collaborazione. Sono un bisogno dell’atleta e l’intuizione di Lino a portare poco tempo più tardi alla nascita di una tuta in pezzo unico studiata appositamente per la disciplina del downhill: la Overboost. La nuova tuta è un insieme di lycra e protezioni composite nelle zone più esposte agli impatti: spalle, gomiti, ginocchia, cosce, petto e zona del collo. Non può mancare il paraschiena che, dopo il suo debutto motociclistico nel ’79, è già arrivato alla sua seconda generazione. 

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    Perakis acquisisce notorietà anche grazie al look stravagante del suo abbigliamento. Sembra quasi un astronauta prestato alla mountainbike, e alcuni lo chiamano proprio così. Ma sono soprattutto le sue performance a far parlare, impensabili per chiunque fino a poco prima, senza l’equipaggiamento adatto.  

    Philippe è il primo uomo al mondo a superare i 100 km/h in sella ad una mountain bike, e lo fa in occasione della mitica Mammoth Kamikaze, la corsa a Mammoth Mountain in California. La Kamikaze, nata a fine anni 80, è ricordata come una delle più folli gare di discesa. I rider si lanciavano dalla cima della montagna posta a oltre 3000 metri, lungo le velocissime strade tagliafuoco in sella a biciclette con sistemi di sospensioni quanto mai rudimentali 

    Tra le altre imprese, Perakis fa storia sfiorando i 200 km/h lungo la pista dei record di Vars, in Franciasempre indossando la tuta Dainese. E l’efficacia delle sue protezioni convince ben presto tanti altri colleghi a vestire il marchio vicentino. Tutti capiscono rapidamente che solo grazie alle protezioni ci si può esprimere al proprio meglio, e che la sensazione di sicurezza è la scintilla che porta alla massima performance.

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    Nel 1995 i Campionati del Mondo di Mountainbike si corrono il 19 settembre in Germania, a Kirchzarten. Nicolas Vouilloz, allora diciannovenne, sbaraglia la concorrenza e vince il primo dei suoi sette titoli iridati Elite nel Downhill, cui vanno aggiunti tre titoli Juniores. Vouilloz è il primo campione a vestire Dainese ed è la star che porta alla ribalta il marchio sulle discese della scena internazionale.  

    Tra la fine degli anni 90 e i primi anni 2000, tutti i top rider portano addosso lo Speed Demon. Da Fabien Barel a Cedric Gracia, da Shaun Palmer a Anne Caroline ChaussonÈ con questo slancio che nasce una linea completa di prodotti per la mountain bike, ormai entrata a far parte di diritto tra i più importanti sport d’azione. Una disciplina protagonista di un’evoluzione rapida e senza sosta, che porta biciclette vecchie di pochi anni ad essere già obsolete.  

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    L’abbigliamento, e le protezioni in particolare, devono tenere il passo, ed è così che si passa dai protettori più semplici degli inizi a veri concentrati di tecnologia. Ginocchiere snodate, safety jacket sempre più comode, leggere ed efficaci, nuove soluzioni e materiali all’avanguardia, frutto di ricerche e studio scientifico. Si passa in alcuni casi dalle protezioni rigide a quelle morbide, per mettere gli atleti nelle migliori condizioni possibili e soddisfare ogni piccola richiesta dei top rider. Indicazioni, quelle dei campioni, sempre fondamentali anche per la produzione in serie. Per portare a tutti il beneficio di un’intuizione di pochi.  

    Come spesso succede, è da un prototipo rudimentale che nascono grandi idee. Come i piloti del motomondiale usavano vecchie visiere al posto delle saponette, così Perakis riciclò un protettore da moto, modificandolo in casa con l’aiuto della madre. In fin dei conti è sempre così. Dal banco prova più estremo, dalle competizioni ai massimi livellgiungono le ispirazioni capaci di cambiare spesso il destino dello sport, e per sempre la mentalità degli appassionati. 

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