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    Dal guanto in pelle alla fibra di carbonio

    di DemoneRosso | 03 marzo 2020
    #Innovation #Protection
    • La mano è una delle più importanti parti del corpo di un motociclista

    • Attraverso le mani passano tutte le informazioni che vogliamo trasmettere ai comandi della moto

    • Negli anni 90 l’unico capo non ancora protagonista di una grande evoluzione è il guanto

    • Con Biaggi nel ‘95 debutta il guanto con placche in carbonio

    • Il guanto si evolve e negli anni 2000 arrivano protezioni in titanio

    • Oggi un guanto da corsa conta oltre 80 parti tra pelle, carbonio, plastica, titanio e altro ancora

     

    La mano destra è quella che accelera. Con la sinistra si tira la leva della frizione, per salire di marcia e andare più veloce. Gli impulsi nervosi partono dal cervello, corrono lungo le braccia e attraverso le dita arrivano come input ai comandi della moto. Le mani, così importanti, così esposte e apparentemente difficili da proteggere.

    Sono gli anni 90, l’equipaggiamento dei piloti è in rapida evoluzione. Arrivano paraschiena sempre più leggeri ed efficaci, le protezioni delle tute sono sempre più comode e meglio integrate. I caschi integrali sono ormai ad un buon livello. Di protezioni per le mani però ancora non se ne vedono. I guanti sono imbottiti, sì, ma nessuno ha ancora pensato di implementare dei protettori rigidi.

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    La rivoluzione arriva nel 1995. Il guanto è il primo pezzo d’equipaggiamento a ospitare placche composite in fibra aramidica e di carbonio. Le placche proteggono inizialmente il dorso e le nocche e sono disegnate sulle mani del campione del mondo della 250, Max Biaggi.

    Il romano è il primo a portare in gara i futuristici guanti Dainese in pelle e carbonio, che verranno ben presto adottati da molti suoi avversari. Le nuove protezioni sono in grado di fare una grande differenza in quanto a resistenza agli impatti e all’abrasione. Grazie ai feedback di Biaggi e colleghi la superficie in fibra di carbonio si estende poi a ulna e falangi. I guanti diventano sempre più protettivi, pur senza limitare i movimenti delle mani.

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    Negli anni 2000 il guanto diventa un sistema di protezione ancor più avanzato, che oltre alla fibra di carbonio implementa anche placche in titanio. Il metallo favorisce lo scivolamento e aumenta la resistenza all’abrasione.  Anche le cuciture diventano una riserva di tecnologia e sono realizzate in fibra aramidica, capace di resistere al calore causato dallo sfregamento contro l’asfalto.

    Oggi i guanti dei piloti sono composti da oltre 80 parti. Pelle, plastica, carbonio, titanio sono i materiali che danno vita ad un capo ad altissima complessità, in grado di far incontrare esigenze agli antipodi come protezione e libertà di movimento.

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